Eugenio Iorio, co-direttore di UniSOB Media Lab, ha presentato a Brindisi la ricerca del Laboratorio sulle nuove vulnerabilità cognitive delle società digitali nel panel Homeland Security di IDE – Industry Digital Evolution.

L’intervento del prof. Eugenio Iorio, co-direttore di UniSOB Media Lab, si è svolto nella sessione Homeland Security, in programma nella mattinata del 10 settembre. Il panel, presieduto dal prof. Danilo Caivano dell’Università di Bari e co-presieduto dalla prof.ssa Annita Sciacovelli e dall’ing. Angelo Tofalo, ha riunito rappresentanti della ricerca, delle istituzioni e della sicurezza, tra cui Guardia di Finanza, NC3 Luxembourg, UNICC, Ministero delle Imprese e del Made in Italy e Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri.
In questo contesto Iorio ha presentato “K-WAR. Guerra cognitiva e vulnerabilità delle società”, un percorso di ricerca che affronta la trasformazione del conflitto informativo nell’ecosistema digitale contemporaneo e propone una chiave di lettura capace di andare oltre la tradizionale opposizione tra informazione vera e falsa.
Oltre la disinformazione: quando il bersaglio è il modo di pensare
Il punto di partenza della ricerca è un cambio di prospettiva. Nell’information warfare tradizionale l’azione ostile interviene soprattutto su informazioni e narrazioni: falsifica, nasconde o contrappone versioni della realtà. La guerra cognitiva, invece, agisce a un livello più profondo. Il bersaglio non è soltanto ciò che le persone credono, ma l’architettura con cui costruiscono giudizi, credenze e decisioni.
La K-WAR viene quindi interpretata come un conflitto capace di incidere sui processi attraverso cui individui e collettività attribuiscono significato al mondo. La vulnerabilità non riguarda solo l’esposizione a un contenuto manipolato, ma la progressiva alterazione delle condizioni che consentono di distinguere, valutare, ricordare e decidere. In questa prospettiva, attenzione, percezione, memoria, giudizio e identità diventano cinque livelli della soggettività potenzialmente esposti all’azione cognitiva.
Dal cyberspazio all’ontosfera: quattro strati della vulnerabilità
La ricerca propone inoltre di osservare la minaccia attraverso quattro strati ambientali, dal più superficiale al più profondo. Il cyberspazio è il livello delle infrastrutture, in cui circolano dati, sistemi, piattaforme e comunicazioni. L’infosfera è il livello nel quale contenuti, messaggi e rappresentazioni competono per orientare l’opinione. Nella noosfera le informazioni diventano percezioni, credenze, giudizi e decisioni. L’ontosfera è infine lo spazio in cui quelle percezioni e decisioni si traducono in comportamenti, relazioni ed effetti concreti nella società.
Questa lettura consente di descrivere la guerra cognitiva non come una semplice estensione della cyber warfare, ma come un fenomeno transmediale che attraversa infrastrutture, contenuti, processi cognitivi e realtà sociale. Tra i meccanismi operativi messi a fuoco dalla ricerca figurano la metanarrazione, l’iper-personalizzazione, la simulazione radicale e la dissociazione ontologica: dinamiche differenti, accomunate dalla capacità di frammentare l’esperienza e rendere più instabile il rapporto tra soggetto, informazione e realtà.
L’intelligenza artificiale come moltiplicatore sintetico
Un passaggio centrale dell’intervento è stato dedicato all’intelligenza artificiale, considerata un fattore di amplificazione della vulnerabilità cognitiva. La ricerca individua tre vettori principali: identità, contenuto e comportamento.
Sul piano dell’identità, deepfake e sostituzioni sintetiche in tempo reale possono rendere più fragile la fiducia nella testimonianza visiva e sonora. Sul piano dei contenuti, i modelli linguistici consentono di produrre e moltiplicare testi, fonti e narrazioni a una scala prima difficilmente immaginabile, aumentando il rumore semantico dell’infosfera. Sul piano del comportamento, agenti sintetici e sistemi adattivi possono modulare messaggi e strategie retoriche in funzione dei profili e dei bias del destinatario.
Il risultato è quello che il framework definisce “sradicamento gnoseologico”: la possibilità che il legame tra un referente reale e il suo segno digitale venga progressivamente indebolito, fino a rendere più complesso stabilire ciò che è autentico, affidabile o condiviso. La questione, dunque, non è soltanto tecnologica. Riguarda la qualità dell’ambiente informativo e la capacità di persone e istituzioni di mantenere criteri comuni di interpretazione e verifica.
Comprendere, misurare, proteggere
Il progetto K-WAR si inserisce in un’architettura di ricerca più ampia, articolata lungo tre funzioni complementari: comprendere la minaccia, misurare la vulnerabilità e progettare la difesa. Al livello teorico e interpretativo, K-WAR costruisce una tassonomia della minaccia cognitiva, individuando attori, tecniche, vettori e meccanismi di manipolazione. Il framework CIVIC-EU è orientato alla costruzione di metriche, soglie di rischio e sistemi di monitoraggio della vulnerabilità cognitiva. MINDSHIELD traduce infine questa prospettiva in un livello operativo e difensivo, rivolto a persone, società e istituzioni.
L’obiettivo è trasformare la riflessione sulla guerra cognitiva in strumenti utili anche per analisti e decision-maker: non soltanto descrivere le minacce, ma costruire indicatori, sistemi di early warning e architetture di supporto alla decisione capaci di riconoscere l’evoluzione del rischio prima che i suoi effetti diventino sistemici.
Il valore del confronto tra ricerca, istituzioni e sicurezza
La partecipazione a IDE ha collocato il contributo di UniSOB Media Lab all’interno di un tavolo particolarmente significativo per la natura del tema. La presenza, nella stessa sessione, di università, organismi internazionali, forze dell’ordine e rappresentanti delle istituzioni ha creato uno spazio di confronto tra prospettive scientifiche e operative, mettendo in relazione lo studio dei processi cognitivi con le esigenze concrete della sicurezza contemporanea.
È proprio questa dimensione interdisciplinare a rappresentare uno degli aspetti più rilevanti della ricerca sulla K-WAR. Le nuove forme di influenza non possono essere lette esclusivamente attraverso categorie informatiche o militari: richiedono di integrare media studies, scienze della comunicazione, data analysis, intelligenza artificiale e studi sull’innovazione, considerando insieme tecnologie, piattaforme, comportamenti, fiducia e coesione sociale.
Il confronto sviluppato a IDE 2026 ha quindi offerto l’occasione per portare nel dibattito sulla Homeland Security una questione sempre più centrale: la sicurezza delle società digitali passa anche dalla capacità di proteggere i processi attraverso cui costruiamo conoscenza, fiducia e decisioni condivise.
Una linea di ricerca strategica per UniSOB Media Lab
L’intervento di Eugenio Iorio si inserisce nelle linee di ricerca di UniSOB Media Lab dedicate allo studio dell’infosfera, dell’influenza sociale e del potere algoritmico, della disinformazione e dell’information warfare, dell’hacking cognitivo e dei sistemi di analisi data-driven. Il Laboratorio dell’Università Suor Orsola Benincasa studia come piattaforme, algoritmi e tecnologie emergenti trasformano la produzione dell’informazione e influenzano percezioni, comportamenti, relazioni sociali e processi decisionali.
La partecipazione a IDE 2026 conferma questa direzione: sviluppare modelli interpretativi, metriche e strumenti di monitoraggio capaci di leggere le trasformazioni dell’ecosistema informativo contemporaneo e di contribuire alla costruzione di una maggiore resilienza cognitiva per persone, organizzazioni e istituzioni.

















