Il presente lavoro indaga il limite gnoseologico dell’infosfera contemporanea, inteso non come carenza informativa, ma come effetto strutturale del modo in cui l’ambiente digitale organizza le condizioni di visibilità, salienza e credibilità di ciò che può apparire come conoscenza.
La tesi centrale è che la mediazione algoritmica non operi soltanto su contenuti già costituiti, ma intervenga nelle condizioni della loro incontrabilità e stabilizzazione, rendendo alcune traiettorie cognitive percorribili e altre marginali o invisibili.
Il primo capitolo ricostruisce l’infosfera come habitat cognitivo ordinario, attraverso la traiettoria che va da McLuhan e Lévy a de Kerckhove e Floridi, e introduce i concetti di governo della visibilità, vero-per-presenza e accesso differenziale.
Il secondo capitolo assegna al limite gnoseologico uno statuto filosofico preciso, distinto dalla censura, dalla disinformazione e dal digital divide, attraverso il confronto con Kant, Wittgenstein, Popper, Floridi, Fricker e Pasquale, e propone una tassonomia originale del fenomeno: la tripar- tizione tra chiusura epistemica selettiva, amplificativa ed ermeneutica.
Il terzo capitolo analizza l’intelligenza artificiale generativa come ulteriore strato di selezione e chiusura dell’ambiguità, introducendo le categorie di chiusura sintetica, vero-per-autorità artificiale e chiusura estrattiva ricorsiva, e discutendo le condizioni di una dipendenza epistemica criticamente infondata.
Il quarto capitolo traduce il quadro teorico in un’analisi empirica. Attraverso un disegno osservativo-comparativo ispirato all’algorithmic auditing, vengono analizzate le rappresentazioni della crisi dello Stretto di Hormuz del 2026 in tre ambienti informativi (Google Search, YouTube e ChatGPT) mediante un corpus primario di 1.080 unità relative a Google Search e YouTube, in- tegrato da otto output completi del sistema generativo.
I risultati mostrano come lo stesso evento venga reso cognitivamente disponibile in forme asimmetriche: prevalenza di fonti giornalistiche e di un frame geopolitico-diplomatico su Google, stabilizzazione di una cornice militare-spettacolare su YouTube, sintesi discorsiva a grado variabile di chiusura, dipendente dalla formulazione del prompt in ChatGPT.
L’analisi non mira a dimostrare forme di occultamento deliberato; documenta invece, nella finestra osservata, una redistribuzione differenziale di salienza, ricorren- za e sintetizzabilità del conoscibile. Il limite gnoseologico dell’infosfera emerge così come una forma di incomprensibilità costruita e mantenuta: non un vincolo necessario del digitale, ma l’esito di architetture che sottraggono i propri criteri di selezione alla verifica simmetrica, pro- ducendo un ambiente in cui il soggetto tende a vivere il limite come forma naturale del mondo.
