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Essere artificiali, un libro sul riscatto possibile del giornalismo ai tempi dell’IA

Essere artificiali, un libro sul riscatto possibile del giornalismo ai tempi dell’IA 1280 960 Antonio Ruoto

Tutti ne parlano, in pochi la conoscono veramente. Da quando è entrata nelle nostre vite, l’intelligenza artificiale si è imposta con una notevole perentorietà, che però dà solo una vaga idea di quanto sia destinata a diventare centrale nelle nostre vite. A chiarirne il senso, le caratteristiche e soprattutto le implicazioni potenziali è ora “Essere artificiali – Ridefinire il giornalismo nell’era dell’IA” (Llibreriauniversitaria, pagg. 142, euro 13,90). Si tratta di un libro a dir poco necessario scritto da due esperti di nuove tecnologie, Mario Mosca, giornalista e communication strategist, docente con Titti Marrone alla cattedra di Storia e tecniche del giornalismo dell’università Suor Orsola Benincasa, e Antonio Ruoto, communication designer e visual storyteller, anche lui docente al Suor Orsola (di Data visualization e Digitalizzazione e cambiamento organizzativo). Con metodologia analitica acuta e linguaggio divulgativo limpidissimo, destinato ben più che a studenti o addetti ai lavori, il libro è un viaggio appassionante nei meandri dei cambiamenti comunicativi – ma anche conoscitivi, antropologici, etici – che l’intelligenza artificiale sta producendo nel giornalismo, e non solo. I toni non sono, per dirla con Umberto Eco, né da apocalittici né da integrati o acritici ammiratori del “nuovo”, ma volti soprattutto a svolgere un’indagine sulla qualità dell’informazione generata dall’IA, perché sia utile supporto e non macchina di dispotico dominio capace di espungere l’umano.

Con i due autori, introdotti dal rettore dell’Unisob Lucio D’Alessandro e davanti a un’affollata platea di studenti appassionati, ne hanno discusso martedì all’università Suor Orsola Benincasa Davide Borrelli, presidente del corso di laurea in Scienza della Comunicazione, Eugenio Iorio, docente di Social media analysis (Unisob) e autore della prefazione, Francesco Cancellato, direttore responsabile del giornale online Fanpage, coordinati da Titti Marrone.Molto interesse hanno riscontrato due sezioni particolarmente originali del libro. La prima è quella che analizza i diversi modelli generativi di IA, come Chatgpt, Deepsek, Grok, Meta AI e altri, stilandone una sorta di classifica in termini di aderenza ai valori giornalistici più importanti: affidabilità, completezza, trasparenza delle fonti eccetera. La seconda procede con alcuni esempi pratici, prendendo in esame i profili di dieci personaggi pubblici – da Vladimir Putin a Papa Benedetto XVI a Beyoncé a Trump – e valutando le narrazioni fornite in base agli output generati da diversi modelli di IA.

Ma poi, in una conclusione che non può che essere provvisoria vista la velocità delle trasformazioni in atto, il nodo da sciogliere è emerso nel quesito posto da Cancellato: poiché non è all’oggi che dobbiamo guardare, quale sarà il futuro del giornalismo, già di suo in crisi prima della IA? E la risposta degli autori Mosca e Ruoto, alla fine del libro: “Proprio in questa crisi il giornalismo può trovare il suo riscatto. L’infosfera, con la sua vertiginosa abbondanza, non è che un mare di dati senza bussola. In assenza di intermediazione consapevole, la verità si dissolve in una nuvola di verosimiglianze. Il giornalismo, allora, non è solo chiamato a sopravvivere ma a risorgere come presidio critico, come soglia tra la realtà e la sua deformazione algoritmica”.

Antonio Ruoto Eugenio Iorio Umberto Costantini Giada Rainone

Università Suor Orsola Benincasa, ecco i dati della ricerca Infosfera sulle fake news in pandemia

Università Suor Orsola Benincasa, ecco i dati della ricerca Infosfera sulle fake news in pandemia 2552 1394 Antonio Ruoto
Antonio Ruoto Eugenio Iorio Umberto Costantini Giada Rainone
Antonio Ruoto Eugenio Iorio Umberto Costantini Giada Rainone

“Dalla pandemia all’infodemia con il virus che si insinua anche nella mente”. I dati della ricerca biennale “Infosfera” ideata e promossa dal laboratorio Unisob MediaLab dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli dimostrano come l’epidemia di Covid-19, scoppiata nel mese di gennaio 2020, abbia rapidamente scatenato anche un’infodemia (un’epidemia di informazioni) non solo attraverso le piattaforme online, come Facebook e YouTube, ma anche attraverso i mercati. Un’infodemia nel corso della quale i social media sono stati inondati con una valanga di annunci fuorvianti 24 ore su 24, notizie false, narrazioni su teorie della cospirazione e molto altro ancora.

Per i direttori della ricerca Umberto Costantini, docente di Teoria e tecniche delle analisi di mercato ed Eugenio Iorio, docente di Social media analysis, la sintesi del fenomeno che si è sviluppato con la pandemia e la spiegazione di movimenti ideologici senza basi scientifiche come quelli novax l’aveva già teorizzata Douglas Rushkoff oltre vent’anni fa nel suo celebre volume “Media Virus”. Spiegano i due: «I media virus si diffondono attraverso la datasfera come quelli biologici si diffondono in un corpo o in una comunità, ma, anziché propagarsi in un sistema di circolazione organica, un media virus attraversa le reti del mediaspazio. Il “guscio proteico” di un media virus può essere un evento, un’invenzione, una tecnologia, un sistema di pensiero o una teoria scientifica, basta che catturi la nostra attenzione. Qualsiasi guscio di media virus cercherà le nicchie e gli angolini ricettivi nella cultura popolare e farà presa ovunque verrà notato. Una volta che si è insediato, il virus inietta i suoi programmi più nascosti nel flusso dei dati sotto forma di codice ideologico».

La ricerca di Unisob MediaLab realizzata in collaborazione con il centro studi democrazie digitali, la Fondazione Italiani – Organismo di ricerca e l’Associazione italiana della Comunicazione pubblica e istituzionale, ha registrato un clamoroso aumento del tempo trascorso su internet dagli italiani (prima del Covid-19 il 50,09% degli italiani trascorreva non meno di 4 ore su internet e durante il Covid-19 la percentuale è arrivata all’83,8%) e si è soffermata anche in questa edizione sul tema delle fake news per altro in questo periodo strettamente connesso a quello dell’infodemia causata dal virus. ‘Drammatici’ i dati raccolti in tal senso. Un italiano su due non ha ben chiara la differenza tra comunicazione politica e comunicazione pubblica e istituzionale. Il 64,37% degli italiani non sa distinguere una pagina Facebook da un sito bufale.  L’86,13% non sa riconoscere un profilo fake di Twitter.  Il 60,78% confonde il sito di bufale proposto come un sito di informazione.

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